Kalasha Peoples Call for Cultural Survival

Not because we are indigenous peoples, but because we are human beings with indigenous culture,language and our unique ways of being human, should our defense and protection be a matter of highest priority concern for all people the world over who care about human rights
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I Kalash, gli ultimi pagani del Pakistan

http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=716520
Roma, 5 dic (Velino) – Stanziati nelle ampie valli che si estendono ai piedi dell’immenso Hindu Kush, a pochi chilometri dal confine afgano e dalle cosiddette “tribal areas” del Waziristan, una comunità di circa 4000 anime, sopravvive mantenendo in vita tradizioni antiche di millenni. Sono i Kalash, stirpe di origine indoeuropea che, oggigiorno, costituisce una delle ultime minoranze non-islamizzate del Pakistan. Tradizionalmente noti con l’appellativo di Kafiri (ovvero “pagani”) i Kalash rappresentano l’ultima propaggine di un’antica enclave linguistica e culturale che, nel passato, occupava un’ampia area geografica che si estendeva tra l’Afghanistan orientale e l’attuale Pakistan nord-occidentale. A seguito di una sistematica opera di assimilazione culturale e di conversione, messa in atto alla fine del XIX secolo da Amir Abdur Rahman Khan, emiro di Kabul, i Kafiri stanziati entro gli antichi confini dell’Afganistan, si videro costretti ad abbracciare la fede islamica. Diversa fu invece la sorte delle popolazioni kafire che risiedevano nel cosiddetto “Piccolo Kafiristan”, area che corrisponde in buona parte all’attuale regione pakistana di Chitral e che, all’epoca, si trovava sotto la diretta giurisdizione amministrativa delle Indie britanniche.

Fu questa singolare circostanza che permise ai pastori Kalash di mantenere una propria distinta identità culturale e, soprattutto, di continuare a professare la propria fede ancestrale, a dispetto della forte pressione culturale esercitata dalla circostante maggioranza islamica. Politeisti convinti, i Kalash possiedono infatti una religione incentrata nel culto di una serie di figure divine, identificate con specifici sacrari e templi presenti nei villaggi o associati a siti naturali celati nelle selvatiche e impervie regioni montane della regione di Chitral. Dei e spiriti, ricordati, venerati e placati attraverso la celebrazione periodica di rituali e feste stagionali collettive che ricalcano i momenti più importanti del ciclo agricolo e pastorale di questo popolo. Tra le celebrazioni religiose, un ruolo di spicco è riservato alla ricchissima e pan-Kalash festa di Chaumos i cui preparativi hanno inizio proprio in questi giorni e che avrà tuttavia il suo culmine in coincidenza del solstizio invernale del 21 dicembre.

Con i tratti tipici di un rituale di capodanno, Chaumos vede la partecipazione sentita di tutti i villaggi situati nelle tre valli di Bumburet, Rumbur e Birir. In un crescendo che va aumentando giorno dopo giorno, la difficile e aspra vita quotidiana dei Kalash si colora dei ritmi e delle forme tipiche del rito: frenetiche danze notturne dall’inequivocabile carattere orgiastico si alternano a canti collettivi che, come è norma, vedono lo scambio di lazzi osceni e provocatori tra gruppi di uomini e donne. Banchetti più o meno improvvisati si susseguono per ogni dove, grazie alle carni ricavate dai copiosi sacrifici di capi di bestiame. Ragazzini appena adolescenti, sotto lo sguardo vigile e responsabile dei vecchi, armeggiano lunghi e affilati coltelli. Si avvicinano alle vittime designate, recidendo loro la carotide. Eredità diretta di antichi rituali iniziatici, con questo atto tangibile i Kalash sottolineano e ratificano socialmente il passaggio simbolico dalla condizione di fanciullezza a quella adulta.

Accanto all’orgia culinaria, si trova quella bacchica. I Kalash infatti, in completo abominio delle popolazioni islamiche loro vicine, coltivano da secoli la vite. Da questa producono un vino leggero per gradazione e leggermente acidulo di sapore. Consumato in grandi quantità durante la festa, è proprio il vino stesso a costituire uno degli ingredienti principali di Chaumos, così da divenire il principale “reagente” capace di elicitare il climax dionisiaco tipico che caratterizza questo rituale collettivo. Mettendo in scena un vero e proprio temporaneo annullamento delle nomali regole sociali, Chaumos celebra il simbolico ritorno al caos dei primordi, così da rendere possibile una completa rigenerazione del tempo e propiziare il nuovo anno che si sta annunciandolo; quello che inizierà non appena il sole deciderà di farsi nuovamente più vicino agli uomini.

Posted in News 1 year, 8 months ago at 12:25 pm.

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